Un lettore ci chiede consiglio...

Buongiorno,
vi scrivo in forma anonima in quanto la situazione al lavoro che sto vivendo è ancora in una fase di scarsa chiarezza e trasparenza per essere catalogata, tant’è che mi sto documentando più possibile per potermi muovere di conseguenza. Ed è per questo che chiedo il vostro supporto tramite il blog.
Sono responsabile di un ufficio marketing in un’azienda privata e ricopro questo ruolo da 8 anni. Ho sempre lavorato in autonomia, senza collaboratori (se non qualche stagista sporadicamente) e l’azienda non ha mai ritenuto strategico aumentare l’organico in questo ufficio.

Un'altra testimonianza...

Sono stata oggetto di mobbing e dopo 1 anno di attacchi mi sono ammalata e non sono più rientrata in quel posto. Ho un bravissimo avvocato e ho deciso di chiedere il risarcimento danni, dato che la certificazione medico legale chiaramente ha connesso la mia "malattia" con tutto quello che ho subito sul posto di lavoro.

Ho un blog che in realtà parla di web desing, ma ho creato una sezione "fuori tema" per cominciare a far conoscere la mia storia, senza fare i nomi. L'avvocato mi ha vivamente consigliato di evitare le controquerele.

Quello che posso dire è che l'ente in questione è molto importante e estremamente potente, ma non dipende, per quel che riguarda il diritto del lavoro e tutto il resto, dalle normative italiane, il che può essere un bene o un male.

Storia di Mobbing


MOBBING, ne ho sentito parlare diverse volte in questi ultimi anni, sono stati scritti anche molti libri sul tema. Prima questa parola non si conosceva, ma il mobbing credo sia sempre esistito, quella forma di crudeltà gratuita, con cui senza motivo apparente si porta una persona all’infelicità, si porta qualcuno ad avere sempre gli occhi velati di lacrime. Si riesce a togliere il sorriso dal volto di una persona.
Il mobbing prima non lo conoscevo, ora invece lo conosco bene, ho imparato a difendermi dal punto di vista pratico, ma da quello psicologico è praticamente impossibile.

Mi presento, sono Cristina, ho 35 anni, impiegata amministrativa presso una srl…..anzi: impiegata amministrativa secondo la busta paga, responsabile amministrativa per la mansione che effettivamente svolgo; ma non voglio lamentarmi dello stipendio, so accontentarmi, purtroppo quello che mi fa star male quasi ogni giorno è qualcosa di molto diverso.
Ho iniziato a lavorare per questa società dieci anni fa, ero piena di speranze e di sogni, avevo appena comprato casa ed il lavoro precedente era solo part-time, qui mi assumevano full-time, e insomma, qualche spicciolo in più faceva comodo.

I primi anni sono stati bellissimi ed impegnativi, la società era allo sbando, ma con impegno di tutti e buona volontà le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto. Poi è arrivata la mia prima figlia, praticamente ho lavorato fino al giorno prima di partorire, sono stata a casa solo per il periodo obbligatorio e poi sono rientrata al mio posto di lavoro. Ovviamente non c’è stato neppure un grazie.
Poi piano piano le cose hanno iniziato a deteriorarsi, dopo tre anni che lavoravo presso la società come responsabile amministrativa, notavo che ero assunta ancora come archivista, decisi allora che era il caso di guardarmi in giro per trovare un lavoro più redditizio, lo trovai, ma uno dei soci decise allora di darmi il livello che mi spettava e quindi rimasi lì.