nuovo ufficio, nuova corsa....

Ed eccomi nel mio nuovo ufficio. Mi guardo intorno e mi chiedo che cosa realmente questo cambiamento significherà per me. Purtroppo il mio ottimismo è cozzato ripetutamente contro i macchinosi disegni altrui e mi è difficile analizzare la situazione da un punto di vista limpido.
Guardiamo le cose come stanno.
Iniziamo proprio da qui, da questo piccolo ufficio, lungo e stretto, dove occupo una scrivania a ridosso del muro, del resto non ci starebbe in altre posizioni perché dietro di me la parete è completamente occupati da armadi di un altro servizio. Questo ufficio era a metà tra un archivio e un magazzino e il suo compito principale era quello di contenere un frigorifero, indispensabile per tenere fresca l’acqua dei dirigenti degli uffici a fianco. Ma non solo. Era (è ancora) lo spogliatoio per una dipendente che, quando deve lavorare in un magazzino fuori sede, lo usa per cambiarsi d’abito. Così, vicino ai grandi armadi neri chiusi a chiave per celare i segreti del loro contenuto alla mia vista, armadi sovrastati da scatoloni variopinti con rappresentati immagini di deumidificatori, macchinette del caffè espresso e ventilatori, nonché improbabili (eppur reali) peluches e altri ingombri inutili vari, si trova un doppio spogliatoio di alluminio, e a fianco di questo, un carrello in acciaio contenente una stampante inutilizzata, un ventilatore e infine, ciliegina sulla torta, una vecchia cartelliera arrugginita che contiene la cancelleria di questi altri servizi che forse, di lasciarmi l’ufficio, non avevano poi tanta voglia.
Le mie pratiche appoggiano sul tavolo, ho preso in prestito una cassettiera e l’ho piazzata sotto la scrivania per poterci chiudere quanto meno le cose più importanti, sulla sedia nera al posto dell’ospite c’è la mia sedia e io siedo su quella rossa, la meno sporca delle due di recupero che ho trovato.
Qualcosa prima o poi me lo compreranno, mi sistemerò con il tempo.