Il mea culpa dei lavoratori

Nel precedente intervento, Tiziano ci ha parlato del mobbing perpretrato “dal basso” ovvero quando “la massa” dei lavoratori si coalizza contro l’elemento dirigente, isolandolo, denigrandolo, minandone la credibilità e la professionalità fino a costringerlo alle dimissioni, e nei commenti ha portato un esempio che, nella sua atipicità, ben rappresenta l’esasperazione dell’accanimento collettivo, ovvero l’allenatore sportivo. L’eco del mobbing, in questi casi, ha delle ripercussioni incredibili, dall’insoddisfazione dei giocatori si sposta sui tifosi e modifica l’opinione pubblica in maniera epidemica, quello che stupisce è che probabilmente lo stesso allenatore che ora si vuole demolire in altre circostanze è stato idolatrato decantandone le lodi e la competenza. Anche le persone più lucide ed equilibrate possono arrivare a fare affermazioni faziose che tengono conto della propria passionalità sportiva trascurando invece l’aspetto oggettivo del diritto alla dignità del lavoro.

Mobbing - una piaga sociale - scritto da Tiziano Tescaro

Anche se il mobbing è un fenomeno antico già presente nelle relazioni personali e di massa nell’antica Grecia, tuttavia solamente negli anni recenti, in Europa si dà importanza ed attenzione a questa pratica, individuandola nell’ambiente lavorativo e purtroppo anche famigliare.

Di questa emergenza sociale se ne parla poco e si sa molto, mentre troppe sono le vittime di questo terrorismo, di questa persecuzione psicologica.

I sondaggi dicono che in Europa sono colpiti l’8% dei lavoratori e in Italia 1,5 milioni, ma sono certo che questi dati sono “la coda del rospo” in realtà il fenomeno e molto più vasto.

Questa volta non dobbiamo addossare la colpa al capitalismo, alla borghesia, all’abuso di potere o alla casta politica e sociale (malgrado esperti affermino il contrario)

Non pensiamo al mobbing sviluppato in un pattern maggiormente verticale, perché il suo focolaio è collocato nella sfera oligosociale.

Se il fare mobbing in tempi passati era inteso come tecnica di umiliazione, offesa all’autostima, tattiche cioè dirette, oggi invece si è evoluto mettendo la vittima o la massa contro se stessi con forme diffamatorie orizzontali, ossia tattiche indirette.

Infatti non sempre l’elemento forte, con potere, pratica mobbing sulla massa o sul singolo debole, accade anche il contrario che i deboli distruggano i forti, ma soprattutto che deboli distruggano deboli, massa distrugga massa, forti distruggano forti, organizzandosi in provvisori connubi.

E’ una visione confusa? Si certo, ma come tutte le fermenti forme sociali autoclone o rimangono ibernate in se stesse o sfociano in manifestazioni aggressive.

Tiziano Tescaro

il dopomobbing.......

Ciao Giadatea.
leggere la tua esperienza è stato come rivivere la mia...

spesso sul mobbing si è scritto molto... ma forse troppo per cio' che rigurda le battaglie legali.. certificazione dei danni a suon di raccomandate ai tribunali...un business anche questo ormai..

cio' di cui non si parla mai...
è del DOPOMOBBING...

di quando decidi di non dimetterti e rientri a testa alta fra le scrivanie...
che improvvisamente appaiono come "banchi il primo giorno di scuola"...

parliamo della forza e del coraggio
che serve per rimettere piede in quel posto che hai odiato con tutte le forze.....

si lavora certo. ritmo misurato e normale...
tenendo a freno la passione...
le tue idee saranno firmate da altri....
quindi non ne vale la pena..

ci sono giorni in cui il ricordo di cio' che hai subito anche dopo anni...è talmente vivo che ti trovi a piangere senza motivo...
per la tua dignità calpestata..

l'omologazione vince sulle capacità innovative e la voglia di fare
un esercito di jes-man che trionfa
alleandosi come una banderuola in mezzo al mare dell'ipocrisia...

si parla poco di chi
ogni giorno lavora
per il gusto non essere
stato abbattuto....

forse la battaglia piu' dura.

Pat