DONNE AL POTERE. QUANTA STRADA C'E' ANCORA DA PERCORRERE

Non sto scrivendo questo post con dati statistici alla mano, ma solo con quella che è stata la mia esperienza personale, maturata in 12 anni di lavoro circa, passati in amministrazioni pubbliche diverse e sotto dirigenze diverse, maschili e femminili. Esperienza che ho potuto considerare diffusa, tramite il confronto con altre persone, e quindi specchio di una realtà attendibile ed effettiva.

Donne al potere, potere alle donne o potere e basta?

Inizio con una premessa: le donne hanno il potere diffuso, ma le poltrone più importanti continuano ad essere occupate da uomini, salvo qualche rara eccezione. Questo dato può essere interpretato come un cammino ancora in atto della scalata al potere femminile, in fondo dopo secoli di maschilismo solo gli ultimi decenni sono stati significativi per una radicale trasformazione della società, e probabilmente l’agognata parità non è ancora stata raggiunta. D’altra parte le donne sul lavoro sono tante, sono preparate, sono agguerrite, costituiscono sicuramente un temibile avversario che spesso innesca meccanismi di cameratismo maschile, non proprio discriminatori ma quasi un ultimo disperato tentativo mosso dall’atavico impulso di salvaguardia dall’estinzione della specie.

Ma, da quella che è la mia esperienza personale, posso affermare che le donne al potere sono una grossa delusione, anziché valorizzare gli aspetti tipicamente femminili, la sensibilità, l’incoraggiamento, l’intuito, la delicatezza accompagnata alla consapevolezza e al conseguente decisionismo, lasciano che a prendere il sopravvento siano gli aspetti più biecamente competitivi che sfociano in manifestazioni di accanimento, di ostilità, di supremazia arbitraria e opinabile. La donna al potere non ha ancora trovato un equilibrio, forse si sente continuamente minacciata, messa alla prova, valutata, ma usa un metro di giudizio del proprio operato tipicamente maschile, e probabilmente maturato anni fa, quando il rampantismo era all’ordine del giorno, quando il valore era la carenza di valori, quando il fine giustificava i mezzi. E’ ancora così? Forse sono ancora abbastanza giovane per essere ancora otimista, e voglio pensare che no, il fine non giustifica i mezzi, e che solo la preparazione, la dedizione e le capacità siano, alla fine, gli elementi determinanti per il successo personale nel lavoro, e se anche tutto si può comprare, per l’autostima e la consapevolezza di se’ non c’è prezzo.

Mi guardo intorno e osservo le donne al potere che ho incontrato. Sono brave professioniste, sono intelligenti, sono anche astute, hanno capacità organizzative e all’occorrenza sanno essere sapientemente diplomatiche, ma hanno evidenti problemi nel gestire questo potere, hanno esitazioni e commettono grandi discriminazioni nella gestione delle risorse e del personale perché si lasciano condizionare troppo facilmente, incredibile come possano essere, delle donne tanto intelligenti e preparate sotto l’aspetto tecnico, estremamente impreparate e dispotiche sul piano umano, lasciandosi condizionare, inficiando i rapporti lavorativi lasciando che le impressioni personali e le personali amicizie o inimicizie influiscano sugli aspetti professionali dei propri dipendenti.

Altra considerazione che ho potuto fare è che la donna al potere non si comporta ugualmente con uomini e donne, distinzioni che comunque vengono ulteriormente sfaccettate a seconda dei ruoli e dei gradi gerarchici. Dalla mia personale esperienza ho visto donne manager a capo di squadre maschili numerose perdere completamente di credibilità nel tentativo di evitare il confronto, diventare tolleranti e deboli anche quando avrebbero dovuto essere dure, e allo stesso modo ho visto donne maltrattare e ridicolizzare i propri dipendenti maschi in minoranza, quasi per determinare la propria supremazia. Sono esperienze personali, non è un metro di giudizio universale, ma la considerazione che ne deriva mi sembra piuttosto chiara: le donne al potere non hanno ancora trovato un loro equilibrio, forse a torto o forse a ragione stanno ancora assestando e consolidando la loro presenza. Le conseguenze: le donne al potere sono (e questi sono dati statistici) le più crudeli tiranne che infliggono mobbing.

6 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

dici bene. la realtà è, a mio parere, che l'esasperazione del movimento femminista (nato inizialmente per propugnare nobilissimi ideali) si è rivoltato come un boomerang contro le donne stesse.

Ondamagis ha detto...

il mobbing subito in diversi anni e a diverse riprese, mi è stato inferto proprio dalle donne!

verdeacqua ha detto...

Non credo sia colpa del femminismo. Credo piuttosto che sia dovuto alla difficoltà che ancora esiste nel separare i ruoli per cui a un ruolo di potere DEVE corrispondere un atteggiamento duro e "maschile" che purtroppo molte donne hanno portato all'esasperazione e interpretato in modo del tutto errato, vedendo come una colpa nelle altre donne quegli atteggiamenti che loro hanno creduto di rinnegare. Del resto il mobbing non è nè maschio nè femmina: è sbagliato, a prescindere!!!

giadatea ha detto...

Che il mobbing sia sbagliato a prescindere è vero, però credo che le donne al potere stiano perdendo un'occasione. Questa è una riflessione sulla mia esperienza personale, il mio è un ambiente prevalentemente femminile e per me è più facile vedere gli atteggiamenti delle donne, donne che generalmente hanno rinunciato alla famiglia per costruirsi la carriera e che ora riversano le loro frustrazioni su quelle persone che invecve non vogliono rinunciare a curare anche gli affetti. Credo che una donna che faccia pesare una maternità ad un'altra donna sia quanto di più assurdo ci possa essere, eppure capita.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

La vittima che diventa a sua volta carnefice.

PS: ho visto la mail se riterrò di poter dire qualcosa di importante mi farò avanti Giadatea :-)))

Ciao!!!
Daniele

verdeacqua ha detto...

Hai ragione, Giadatea, le donne al potere hanno spesso perso un'occasione. Il tuo post mi ha fatto ripensare alle uniche due donne che ho avuto come capo. Una remissiva nei confronti del capo, incapace di dirgli no.. La seconda invece davvero brava e innovativa è stata pure lei oggetto di trattamenti al limite del mobbing, finchè non sono riusciti a licenziarla...